Storie della Caverna: Falce e gioiello

Dal diario di viaggio di Junko Dayton

 

East London, 10-10-18.

 

Io continuo a vivere qua, da solo e senza persone attorno.

Mi ritrovo sempre allo stesso punto eppure sono passati quasi tre mesi. Tre mesi di duro lavoro e pochissime, leggerissime ore di sonno. La realtà attorno a me si confonde sempre di più con le ombre che i miei coetanei proiettano sull’asfalto patinato. 

Il compagno ambientalista mi rimprovera di mangiare troppa carne ma guida un pick-up Mitsubishi del 1999 perché lui i soldi alle multinazionali non li vuole più dare e poi non è uno “sborone” come me, dice, gli basta un’auto modesta.

Il compagno pacifista mi rimprovera di non saper risolvere i miei problemi con gli altri tramite il dialogo; alza un po’ la voce, gesticola parecchio e non glielo faccio notare.

Il compagno virtuoso veste solo capi di seconda mano, inorridisce davanti al logo “Nike” e si preoccupa per le mie collane. Gli rispondo che se il proletariato indossa Air Max noi che compriamo dal bottegaio di fiducia siamo più borghesi di loro e che se esiste il paradosso delle multinazionali-cattive che sono più alla portata delle classi disagiate è proprio perché bisogna scegliere a chi fare male e ogni tanto anche io scelgo la vittima meno vicina.

Il compagno grammar-nazi mi rimprovera di usare poche virgole e gli rispondo che questo è il mio diario fanculo alle regole, fuck the system o almeno quando posso.

Il compagno timido mi incolpa di ostentare il lusso con i brillanti, i tatuaggi e gli orecchini di strass. Gli rispondo che ho troppi specchi in casa e in fin dei conti il male di cui sono afflitto non è mio ma del mondo in cui vivo.

Il mio compagno preferito se ne fotte, rolla un blunt e mi coccola con le storie di Vlad.

 

 

 

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